FORMAZIONE E CULTURA TEATRALE

Dal 2003 il Piccolo Teatro ha dato vita ad un progetto di approfondimento e cultura teatrale dal titolo Strumento Voce: ai corsi di perfezionamento (dizione, impostazione ed uso della voce, interpretazione, ecc.) si sono affiancati spettacoli ed appuntamenti di scambio e confronto su temi di interesse comune: teatro, poesia, lingua e culture locali, letteratura, ecc., proposti con la partecipazione di professionisti ed esperti del settore (attori, docenti universitari, autori).

Nell'ambito delle iniziative dedicate alla cultura teatrale si collocano anche le
pubblicazioni realizzate nell’ultimo decennio dall’Associazione e dedicate a momenti particolari della propria attività o a progetti specifici che hanno segnato delle tappe importanti nella storia della Compagnia.

I SEGRETI DI ARLECCHINIA

Anno 2005

I segreti di arlecchinia
Uno stage dedicato alle maschere fisiche della Commedia dell'Arte. Docente del corso Claudia Contin, attrice, pedagoga e ricercatrice di fama internazionale, che da anni porta avanti una sua rilettura di queste tecniche classiche del teatro per stimolarne un utilizzo che esca dal folclore o da una sorta di “archeologia teatrale” per diventare un bagaglio utile a qualunque attore.

Ha avuto luogo dal 10 al 15 maggio 2005 il corso di formazione teatrale che il Piccolo Teatro Città di Sacile ha deciso di offrire ai suoi attori (e al pubblico in generale) in collaborazione con la Scuola Sperimentale dell'Attore di Pordenone.
Il percorso ha proposto uno stage dedicato alle maschere fisiche della Commedia dell'Arte dal titolo “I SEGRETI DI ARLECCHINIA”. Docente del corso Claudia Contin, attrice, pedagoga e ricercatrice di fama internazionale, che da anni porta avanti una sua rilettura di queste tecniche classiche del teatro per stimolarne un utilizzo che esca dal folclore o da una sorta di “archeologia teatrale” per diventare un bagaglio utile a qualunque attore, indipendentemente dal tipo di repertorio si trovi ad affrontare.
Imparare infatti un utilizzo del corpo in scena consapevole delle sue potenzialità e di come, agendo su posture, gestualità, atteggiamento si possa costruire dei personaggi davvero a tutto tondo diventa importante anche per chi, come noi, si dedica al teatro amatoriale, per permettere a tutti di utilizzare qualche “trucco del mestiere” in più da affiancare all'uso della voce e alla recitazione nel momento in cui si è chiamati a ricoprire una parte in palcoscenico. Senza contare poi il valore di conoscenza e di cultura teatrale che a tutto ciò si accompagna, insieme al valore aggiunto di poter essere guidati (anche a livello individuale, dato il limitato numero di partecipanti ammessi al corso) da uno dei migliori “maestri” in circolazione, in uno spazio ritagliato appositamente tra i diversi impegni che solitamente la vedono protagonista in giro per l’Italia e all’estero.
Si è trattato quindi di un’opportunità molto ghiotta, colta con successo ed apprezzamento dai partecipanti, grazie anche alla formula scelta (il corso intensivo di una settimana), appositamente concepita per ottenere da subito dei risultati evidenti e spendibili immediatamente in diverse situazioni drammaturgiche (es. per costruire i personaggi di Goldoni, di Molière, ecc.) oppure in ambito pedagogico, psicologico, della comunicazione, ecc.

SCRIVERE PER LEGGERE

Anno 2004

Secondo appuntamento del percorso di cultura e formazione teatrale "Strumento voce", dedicato ad un laboratorio di scrittura e interpretazione poetica, ancora una volta diretto da Elsa Fonda, ex-docente di dizione ed educazione della voce al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e voce RAI.

Laboratorio di scrittura e interpretazione poetica

Scrivere per leggere
In cinquant’anni siamo passati dall’economia agricola a quella industriale, ma più di metà degli italiani non legge libri. Per esprimerci e comunicare usiamo la lingua, che possiamo salvare attraverso le parole. In ebraico esse significano “azione”, in greco “creazione”. Per i greci la madre di tutte le arti era Mnemosine, la memoria, con la quale si illumina il mistero della scrittura e della vita e si difende la cultura. Siamo tutti narratori, ogni giorno. Ma, educandoci al racconto come conoscenza e ricerca di senso, la mente si attiva e l’autostima cresce. La narrazione ha la dignità della preghiera. Fatta in libertà, diventa protesta e brucia. Siamo come ci raccontiamo: una rinascita continua. Seguitiamo la ricerca di noi stessi, finché ci sono parole. Ognuno ha le sue. Nelle scritture più antiche le parole erano espresse con disegni-simboli. Poi l’alfabeto inventò tanti segni quanti sono i suoni. Scrivere non è solo pensare. E’ prima di tutto amore per i suoni. Già Dante aveva avvertito che l’Italia è il paese dove il “sì” suona. La nostra lingua ha una musicalità che tutti le riconoscono. Allora scegliamo la parola che suona meglio, perché registrata dentro di noi. La vibrazione – con intensità, altezza e timbro – ha a che fare con le risonanze, nate anche dalle emozioni. Non dobbiamo temerle. Sofferenza, amore e arte aiutano a crescere. Andremo oltre l’esercizio grammaticale per scoprire e stabilire il contatto sensuale col testo. Alcuni consigli: fermare l’attimo e scegliere l’argomento. Le frasi siano semplici: soggetto, predicato e complemento. Per rendere meglio il concetto che vogliamo esprimere, cercheremo i sinonimi più adatti. “Scrivere per leggere” offrirà la possibilità di scoprirci nuovi. L’immaginario è una dilatazione dell’universo. Diventermo autori, protagonisti. Gusteremo l’intreccio e l’incanto della nostra creazione. Ascolteremo noi e gli altri, impareremo a riconoscerci e a riconoscere. Raccontarsi è raccontare la società che cambia: una sfida affascinante. Sacile si racconta. Raccoglierà le testimonianze in un volume, che avrà valore di storia. Attraversiamo il corridoio della vita e non ci accorgiamo di tutte le maniglie che potremmo aprire. Impareremo a sperare che esistano le porte.

Elsa Fonda

Elsa Fonda

Elasa Fonda
Gioca coi fonemi fin da bambina. Si laurea in scienze politiche. Studia pianoforte, canto e recitazione. Entra nella compagnia di prosa della RAI a Trieste. Vinto nel 1966 il concorso nazionale per annunciatrici della Radiotelevisione italiana, per trent’anni è una delle voci più belle della radio nazionale, richiesta per i programmi più prestigiosi, alcuni mandati al Premio Italia, in catalogo della Nuova Italia Editrice. Dà volto per la TV. Nel 1982 vince il primo premio alla Biennale Internazionale del Documentario. Presenta i concertisti più grandi “con una voce e una presenza di alta qualità nell’arte rara del porgere” (Piano Time 1986), “cornice lussuosa” degli auditorii RAI e delle più prestigiose sale romane: Santa Cecilia, Teatro dell’Opera, Quirinale, Vaticano, Teatro Sistina. Dal 1983 al 1989 è docente di dizione ed educazione della voce al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Per il suo metodo “Strumento Voce” è richiesta da privati, enti pubblici e istituti di ricerca, diventando consulente di attori, cantanti, insegnanti, avvocati, medici, psicoterapeuti, politici e personaggi pubblici. Attualmente fa parte del corpo insegnante dell’Accademia Teatrale Città di Trieste presso il Teatro Stabile “La Contrada”. Tiene récitals in Italia e all’estero sull’evoluzione della lingua e sull’uso della voce e del corpo. E’ voce recitante nel 1995 ne “L’histoire de Babar” di Poulenc; nel 1996 (e ripreso nel ‘98) in “Pierino e il lupo” di Prokofiev con l’Orchestra Sinfonica del Teatro Verdi di Trieste; e con la Camerata Musicale di Padova ne “L’histoire du soldat” di Strawinskij. Presenta sue riduzioni di “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepulveda, e de “La radura” di Marisa Madieri, interpretando tutti i personaggi per dimostrare la magia della voce. Ultimamente ha dato la pièce “Vorrei incatenare la mia anima per non vederla più vagabondare” dalle lettere di Elody Oblath Stuparich a Scipio Slataper (1919-1914). Oltre allo spettacolo dedicato a Saba e Giotti, tra le novità del suo repertorio anche un lavoro teatrale basato sulla vita e l’opera di Federico Garcia Lorca e un testo dedicato all'intensa figura di Santa Teresa d'Avila.

Spettacolo teatrale

Sacile – Teatro Ruffo – venerdì 17 dicembre 2004 ore 21
Per il ciclo “Appuntamento d’Autore”

"SABA E GIOTTI: UGUALI E DIVERSI"

di e con Elsa Fonda
alla fisarmonica Aleksander Ipavec
Spettacolo Teatrale
nel corso della serata, presentazione del volume "LE PAROLE TRA NOI SINCERE" con la partecipazione degli iscritti al Laboratorio

Triestini, quasi coetanei, morti nel ’57, legati da amicizia; ma diversi, di carattere e di esiti poetici. Quando Saba nacque il 9 marzo 1883, la madre, ebrea e austriaca, piangeva perché il marito, italiano e cattolico, era fuggito prima che il bimbo venisse al mondo. Giotti nacque il 15 gennaio 1885 da una famiglia modesta e unita: un impiegato boemo e un’operaia veneta, da cui prenderà il cognome. “Quando si è detto che era un aristocratico, si è detto tutto” disse di quest’uomo appartato Biagio Marin. Il quindicenne ebreo conobbe Giotti che, antidannunziano, non poteva condividere le aspirazioni poetiche dell’amico, che nella prima decade del ‘900 si inseriva nel solco della tradizione. Mentre Saba, cittadino italiano, iniziò il servizio di leva, Giotti, austriaco, disertò; e con padre, madre e tre sorelle rimase vicino a Firenze fino al 1920. Scrisse però, con occhio da pittore, in dialetto triestino, considerandolo l’espressione adatta alla sua musicalità. Ha sempre dovuto fare i conti con Saba, che era sicuro della propria superiorità. E’ del 1911 il manifesto sabiano “Quello che resta da fare ai poeti: la poesia onesta”. A Giotti stava più a cuore un onesto patrimonio affettivo: casa, figli e la moscovita Nina, che amerà sempre, ma non sposerà mai. Umberto invece sposò Lina in chesa. Stringeva amicizie utili e leggeva i suoi versi in pubblico. Per Virgilio sarebbe stato come “ficcarsi le dita dentro le ferite aperte”. Aprì una rivendita di giornali. L’altro acquistò la libreria antiquaria. Il nevrotico si affidò alla psicanalisi; lo schivo si mostrò più scettico. Due personalità, due vite diverse, fino all’epilogo, avvenuto a pochi giorni di distanza. Di uguale avevano il doloroso amore della vita e per la poesia. Nel “Canzoniere” e in “Colori”, uscito postumo, quasi romanzi familiari, vivono le stesse stagioni, stessi paesaggi e caffè, stessi affetti e dolori. Elsa Fonda torna a Sacile a presentare – e, forse, a far riscoprire - due grandi figure del secolo appena trascorso, per dimostrare come la lingua, sia essa nazionale o locale, “ufficiale” o “dialettale”, possa diventare davvero lo specchio dell’anima, in grado di esprimere quella musica interiore che tutti possediamo e che ognuno di noi può mettere a nudo, come accadrà per i partecipanti al laboratorio “Scrivere per leggere”, protagonisti della serata insieme ai risultati del loro lavoro.

Dettagli sui contenuti della pubblicazione nella pagine dedicate.

STRUMENTO VOCE

Anno 2003

Un percorso di formazione e cultura teatrale realizzato per gli "Appuntamenti d'Autore" della Biblioteca Civica "R. Della Valentina" e la direzione di Elsa Fonda ex-docente di dizione ed educazione della voce al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e voce RAI. Il progetto promosso dal Piccolo Teatro ha preso le mosse da un corso di dizione ed uso della voce accompagnato da uno spettacolo teatrale che ha riletto "al femminile" la letteratura italiana dal Medioevo ai testi contemporanei, puntando sulla seduzione drammaturgica di una professionista della voce come Elsa Fonda. In chiusura di cartellone, uno "sguardo d'Autore" a temi importanti quali il valore di lingue, dialetti e tradizioni tra passato e futuro, con la partecipazione di tre assoluti protagonisti della vita culturale contemporanea: Elio Bartolini, Claudio Grisancich e Sandro Buzzatti. Autori eclettici sia Bartolini che Grisancich, che hanno spaziato dal teatro alla poesia, dal cinema alla narrativa, dalla lingua al “dialetto”; attore attento e grande affabulatore Buzzatti, che, insieme a Paolini, ha “inventato” un certo modo di fare teatro e la volontà di riscoprire la ricca tradizione letteraria delle terre venete. Nel corso dell’incontro, gli ospiti hanno dato voce ad alcuni brani letterari, con la partecipazione anche dei musicisti che solitamente accompagnano gli spettacoli teatrali di Sandro Buzzatti. Di grande attualità i temi affrontati nel corso della conversazione, moderata da Chiara Mutton, presidente del Piccolo Teatro: di fronte alle sfide dell’allargamento dell’Europa, della globalizzazione, della multiculturalità, quale ruolo avranno le lingue del mondo? Ci sarà ancora spazio per tutte? Quale vitalità avranno i dialetti o le lingue minoritarie tra le nuove generazioni? La lingua rischia di essere superata o sostituita da nuove forme di comunicazione?
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Corso di dizione e uso della voce

Strumento Voce
Nella società della comunicazione, soprattutto ai professionisti che devono parlare in pubblico, è indispensabile non solo conoscere la propria lingua, padroneggiarne le strutture sintattiche e le sfumature di significato, ma soprattutto saper trasmettere il potere delle parole: pronunciate, scandite, lette.
In tutte le religioni il suono è simbolo di creazione.
La voce ha significato metafisico e antropologico. Fatto determinante dell’evoluzione biologica è la locomozione: l’homo erectus che cammina solo sui piedi si trova libere le mani per fare e la bocca per parlare.
Attraverso la voce comunichiamo col mondo. Espressione unica di ciascuno, esprime la nostra identità. E’ rivelatrice dei nostri stati d’animo più profondi.
Elsa Fonda, col suo metodo, “Strumento voce” insegna a sedurre attraverso lo straordinario potere della propria voce. Nuovo in Italia, è basato su rilassamento, respirazione e movimenti rigeneratori del corpo, uso di parole chiave; incoraggia le persone a trovare la propria voce, associando il linguaggio del corpo a quello verbale. Questa ginnastica della voce prevede esercizi ritmici - individuali e collettivi - su pronuncia, articolazione e interpretazione; educa a modulare ad arte il tono della voce, rendendola veicolo attraverso il quale migliorare il proprio modo di presentarsi agli altri.
Essere dotati di una voce capace di suscitare fiducia, trasmettere sicurezza e determinazione, raggiungere efficacemente chi ci circonda, può costituire la differenza tra il farsi ascoltare e l’essere ignorati.
Parlare bene significa stare meglio.


Elsa Fonda

Elsa Fonda

Elsa Fonda
Gioca coi fonemi fin da bambina. Si laurea in scienze politiche. Studia pianoforte, canto e recitazione. Entra nella compagnia di prosa della RAI a Trieste. Vinto nel 1966 il concorso nazionale per annunciatrici della Radiotelevisione italiana, per trent’anni è una delle voci più belle della radio nazionale, richiesta per i programmi più prestigiosi, alcuni mandati al Premio Italia, in catalogo della Nuova Italia Editrice. Dà volto per la TV. Nel 1982 vince il primo premio alla Biennale Internazionale del Documentario. Presenta i concertisti più grandi “con una voce e una presenza di alta qualità nell’arte rara del porgere” (Piano Time 1986), “cornice lussuosa” degli auditorii RAI e delle più prestigiose sale romane: Santa Cecilia, Teatro dell’Opera, Quirinale, Vaticano, Teatro Sistina. Dal 1983 al 1989 è docente di dizione ed educazione della voce al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Per il suo metodo “Strumento Voce” è richiesta da privati, enti pubblici e istituti di ricerca, diventando consulente di attori, cantanti, insegnanti, avvocati, medici, psicoterapeuti, politici e personaggi pubblici. Attualmente fa parte del corpo insegnante dell’Accademia Teatrale Città di Trieste presso il Teatro Stabile “La Contrada”. Tiene récitals in Italia e all’estero sull’evoluzione della lingua e sull’uso della voce e del corpo. E’ voce recitante nel 1995 ne “L’histoire de Babar” di Poulenc; nel 1996 (e ripreso nel ‘98) in “Pierino e il lupo” di Prokofiev con l’Orchestra Sinfonica del Teatro Verdi di Trieste; e con la Camerata Musicale di Padova ne “L’histoire du soldat” di Strawinskij. Presenta sue riduzioni di “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepulveda, e de “La radura” di Marisa Madieri, interpretando tutti i personaggi per dimostrare la magia della voce. Ultimamente ha dato la pièce “Vorrei incatenare la mia anima per non vederla più vagabondare” dalle lettere di Elody Oblath Stuparich a Scipio Slataper (1919-1914). Oltre allo spettacolo dedicato a Saba e Giotti, tra le novità del suo repertorio anche un lavoro teatrale basato sulla vita e l’opera di Federico Garcia Lorca e un testo dedicato all'intensa figura di Santa Teresa d'Avila.

Spettacolo teatrale

Sacile – Teatro Ruffo – venerdì 14 marzo 2003 ore 21
Per il ciclo “Appuntamento d’Autore”

"GLI ADDII E LE ATTESE"

quaderno italiano di voci femminili dal '200 a oggi
di e con Elsa Fonda
Gli addii e le attese
Si tratta di un viaggio attraverso l’evoluzione della lingua e della condizione femminile condotto attraverso la suggestione della voce che anima le tante pagine letterarie scelte: da Jacopone da Todi e Dante Alighieri a Gabriele D’Annunzio e Grazia Deledda, passando attraverso Gaspara Stampa e Carlo Goldoni per arrivare ai contemporanei Elsa Morante, Oriana Fallaci, Susanna Tamaro, Marisa Madieri.
Elsa Fonda, sola protagonista di questo spettacolo, intende recuperare una dimensione alta: tornare a quando “dire era cantare”, cosa possibile per l’innata musicalità della lingua italiana. La sua è prodigiosamente maneggiata, quasi fosse materia musicale.
L’interprete ha “lavorato” sempre con la voce, che evoca il mondo visivo e gestuale negato alla letteratura. Non si limita alla declamazione del testo, ma l’arricchisce con movimenti del corpo, atteggiamenti, passi, sguardi, mimica facciale. Emoziona con la calma, la violenza, la pacata narrazione, l’isterismo, il riso, il pianto, esibendosi in una vera e propria “rappresentazione” del testo.
La parola scritta è vivificata dall’interpretazione spontanea, come se si trattasse di improvvisazioni, ma la preparazione è lunga. Elsa Fonda ha interiorizzato i testi per restituirli in ritmi, armonie, consonanze e dissonanze, modellando l’energia fonica all’intensità espressiva: si concede accelerandi, ritardandi, pause, come in una partitura musicale con i suoi pianissimo, mezzo forti, fortissimo.
Parola e melodia sono unite.



Appuntamento d'Autore

Sacile – Biblioteca Civica "R. Della Valentina" – giovedì 27 marzo 2003 ore 17.30

"LINGUA: IDENTITÀ O COMUNICAZIONE?"

incontro-dibattito dedicato alla lingua italiana, al suo presente e al suo futuro tra letteratura, teatro e poesia
con Elio Bartolini scrittore, Claudio Grisancich poeta, Sandro Buzzatti attore
intervistati da Chiara Mutton, presidente del Piccolo Teatro Città di Sacile

Sandro Buzzatti
Come ha detto il Capo dello Stato lo scorso 2 giugno: “Nella costruzione dell’Europa unita portiamo con noi la nostra identità, uno straordinario patrimonio di cultura e civiltà che ci appartiene”.
Ciascuna lingua nazionale rappresenta certamente un bene culturale comune da valorizzare, ma la lingua è anche straordinario strumento di comunicazione, oltre che segno di identità e di appartenenza. Senza dimenticare poi l’interessante confronto tra la lingua italiana e le parlate locali (dialetti o “lingue minoritarie”), particolarmente vive e presenti nel nostro territorio, o i nuovi strumenti di comunicazione proposti dall’innovazione tecnologica e dalle esigenze di una società sempre più estesa e multiculturale.
Di fronte alle sfide dell’allargamento dell’Europa, della globalizzazione, della multiculturalità, quale ruolo avranno le lingue del mondo? Ci sarà ancora spazio per tutte? Quale vitalità avranno i dialetti o le lingue minoritarie tra le nuove generazioni? La lingua rischia di essere superata o sostituita da nuove forme di comunicazione?
Questi sono solo alcuni degli spunti di riflessione e dialogo, che saranno proposti attraverso la presenza di testimoni qualificati, quali autori o interpreti, insegnanti, giornalisti, rappresentanti dell’associazionismo e del mondo giovanile.
Negli ultimi anni il “Piccolo Teatro” ha dato alle stampe alcune pubblicazioni legate a progetti ed eventi particolarmente significativi: la storia dei “primi 30 anni” della Compagnia (in occasione della mostra storica del 1996), il gemellaggio con La Réole (2000/01), iniziative e momenti speciali da ricordare insieme. Per maggiori informazioni sui contenuti o per richiederne delle copie (fino ad esaurimento delle scorte), ci si può rivolgere ai recapiti della Compagnia.

60 DI QUESTE BARUFFE

giro del mondo (o quasi) in 60 repliche de “Le baruffe chiozzotte”con il Piccolo Teatro Città di Sacile

60 di queste
Una pubblicazione fotografica, un piccolo “libro-ricordo” tutto a colori per fissare nella memoria alcuni tra i momenti più belli vissuti sul palcoscenico, dietro le quinte e – perché no? – anche in platea, durante le 60 repliche del capolavoro di Goldoni, in repertorio dal marzo del 2000.
Accanto a questa simpatica serie di scatti “rubati” in diverse occasioni, in Italia e all’estero, una scelta delle molte recensioni collezionate dallo spettacolo nella sua lunga tournée.
La pubblicazione è stata presentata in occasione della festa per le 60 repliche delle “Baruffe” a conclusione della rassegna “Scenario” 2006, mentre l'avventura della commedia continua tuttora, sempre amata dal pubblico e dagli attori del Piccolo Teatro, che ormai ne indossano i personaggi con grande disinvoltura e naturalezza, come una seconda pelle "goldoniana" che li accompagna in allegria sulle strade e nei teatri del mondo.

LE PAROLE TRA NOI SINCERE

A conclusione del percorso di laboratorio e spettacolo condotto da Elsa Fonda nel 2004, il Piccolo Teatro ha raccolto i testi prodotti dal gruppo di poeti/attori in una pubblicazione dal titolo “Le parole tra noi sincere”.

Le parole tra noi sincere
Ho voluto intitolare questa pubblicazione “LE PAROLE TRA NOI SINCERE” dopo aver riletto con attenzione i testi prodotti dagli autori che hanno partecipato al Laboratorio “Scrivere per Leggere” e allo spettacolo “Parole in palcoscenico”, due appuntamenti promossi dal Piccolo Teatro Città di Sacile all’interno di un nuovo filone di formazione e cultura teatrale dal titolo “Strumento Voce”, inaugurato nel 2003 grazie alla fortunata collaborazione con una grande professionista qual è Elsa Fonda.
Mi sembra infatti che l’ “onestà” intellettuale e la “sincerità” emotiva siano state fondamentali per la riuscita di queste due iniziative, che abbiamo voluto per questo riunire all’interno di un volume che avesse un valore di testimonianza e di scoperta.
Invero, sia gli autori che hanno “prestato” le loro creazioni per lo spettacolo del 2003, sia gli interpreti/autori di quest’ultimo percorso hanno saputo mettere a nudo la propria anima e dar voce con grande intensità alle emozioni e ai pensieri propri ed altrui, immedesimandosi fino in fondo con le immagini, i sentimenti, le riflessioni fissate sulla carta e poi tradotte in voci e suoni sul palcoscenico.
Ed ecco quindi il “valore di testimonianza e di scoperta” di questa pubblicazione, ovvero un modo per rendere visibile quel patrimonio di voci  e parole – “scritte” o “lette” che siano – che spesso si nasconde dietro alla quotidianità del lavoro o della famiglia e che raramente trova spazio per mettersi in luce.
Noi crediamo invece che questa sia una ricchezza che non può andare dispersa, ma che deve essere aiutata e coltivata come risorsa intellettuale, educativa e – perché no – “ri-creativa” a vantaggio del singolo e della comunità, sia quella dei cultori del genere letterario o teatrale, sia quella cittadina.
Per questo il Piccolo Teatro si è fatto promotore di questa nuova iniziativa culturale, che ha trovato immediatamente il sostegno dell’Amministrazione Comunale e della Provincia di Pordenone, oltre al felice connubio con la solidarietà del progetto “adotta uno scolaro” lanciato dalla Rassegna teatrale “Scenario”, che idealmente qui si conclude.
La nostra speranza e il nostro augurio a tutti è di proseguire con sempre rinnovata convinzione sulla strada delle proprie passioni ed intuizioni, per poter trovare ancora, tra noi, “parole sincere”.

Chiara Mutton
Presidente del Piccolo Teatro Città di Sacile

TRENT'ANNI DI TEATRO CON IL "PICCOLO DI SACILE"

Treant'anni di teatro con il In occasione dei primi 30 anni di attività della Compagnia, il Piccolo Teatro ha realizzato nel 1996 una mostra storica presso l'ex-chiesa di San Gregorio a Sacile, recuperando la memoria e ricostituendo gran parte dell'archivio artistico dell'Associazione, grazie alla preziosa collaborazione di Soci, attori e passati amministratori. Questo appuntamento ha rappresentato il primo passo per restituire alla città e agli amici del Piccolo Teatro un'infinità di ricordi e uno speciale patrimonio culturale, che risale anche più indietro nel tempo, fino alle significative esperienze della Filodrammatica Sacilese, il primo gruppo teatrale cittadino attivo almeno dai primi del Novecento.
A suggello di questo importante evento, una pubblicazione edita dall'Associazione ha riannodato i fili della storia e raccolto tutte le informazioni sugli spettacoli realizzati fino a quel momento, partendo dal lontano 1965.



Io ho bisogno di sfamarmi anche con un po' di gloria. Non ho paura di dirlo: sono sensibile agli applausi.

Molière, Il borghese gentiluomo


Che cos'è un applauso? E' quella rete sottile di complicità che lega l'attore al suo pubblico: è un modo per manifestare affetto ed apprezzamento, per sentire il petto gonfio di soddisfazione e per "sfamarsi di gloria".
In una parola, questo è ciò che lega il "Piccolo Teatro" alla sua "Città": il Piccolo Teatro è "di Sacile" e Sacile "è" il Piccolo Teatro. La Compagnia lavora, anno dopo anno, per presentarsi prima di tutto di fronte al "suo" pubblico, mentre quest'ultimo è fatto di persone che partecipano a vario titolo alla vita dell'Associazione o che vi hanno fatto parte in passato o che semplicemente la seguono con affetto e curiosità crescente, impazienti di tornare ancora una volta in teatro ad applaudirla.
Ed ecco dunque spiegato il motivo di questa mostra: ritrovarsi tutti, Sacile e il Piccolo Teatro, a ricordare i tanti momenti trascorsi assieme, come una famiglia che sfoglia l'album delle sue fotografie, ognuno ritrovando se stesso, la sua vita e i suoi amici, con l'orgoglio di tramandare ai giovani le esperienze passate, i volti ormai scomparsi, i sacrifici e le soddisfazioni, gli avvenimenti vissuti e certo mai dimenticati.
Tutto ciò diventa quindi un patrimonio comune da salvaguardare, sia da parte di chi è salito sul palco o ha lavorato dietro le quinte per raccontare ogni volta una storia diversa, sia da parte di chi questa storia l'ha vista rappresentata e ha pianto o riso con essa.
Proprio per questo il Piccolo Teatro si augura ancora molti anni di lavoro, molti anni di "applausi" e molti anni di "gloria".

Chiara Mutton
Presidente del Piccolo Teatro Città di Sacile

BAROUFFE A CHIOGGIA

Barouffe a Chioggia
Una regia è un’avventura bizzarra, meravigliosa e sempre disperata che consiste, con luci, parole, pezzetti di legno e attori (talvolta tutti ugualmente resistenti) nel dar forma a un sogno.
Jean Anouilh, drammaturgo francese
Inaugurato nel 2000 nel corso dei festeggiamenti per il gemellaggio tra le città di Sacile di La Réole in Francia, il progetto “Barouffe à Chioggia” ha prodotto nel 2001 una pubblicazione bilingue che raccoglie ricordi, impressioni e considerazioni dei protagonisti di questa affascinante avventura, che ha portato da allora i “Piccoragi” ad esibirsi in molte altre città europee. Un ricco corredo fotografico di scatti rubati nei più bei momenti fuori scena ed ovviamente in palcoscenico, insieme ad una puntale rassegna stampa relativa al debutto dello spettacolo completano i contenuti di un libretto prezioso per comprendere fino in fondo lo spirito di creatività e di amicizia che ha reso possibile un progetto così ardito ed originale.

BAROUFFE A CHIOGGIA - l'idea, il sogno, la creazione.

Quando abbiamo deciso di mettere in scena una rappresentazione bilingue de “Le baruffe chiozzotte”, credo che nessuno di noi - né del “Piccolo Teatro” né de “I Coragi” - avesse bene in mente come ci saremmo riusciti: ciò che sapevamo era che in qualche “si poteva fare” e che noi eravamo lì proprio per quello.
E credo che nemmeno quel fortissimo legame, quella immediata affinità che ci ha accompagnati per tutto il nostro soggiorno il Francia fosse stato del tutto previsto: la riuscita del progetto “Barouffe à Chioggia” è andata ben al di là di ogni aspettativa e la straordinaria esperienza di vita e di teatro provata in quei 15 giorni di luglio sarà una ricchezza che ognuno di noi porterà con sé per sempre.
Tutti in questo libro parlano di fratellanza, di amicizia spontanea e profonda, di nostalgia: sono orgogliosi di quello che hanno creato, ma ancor di più sono felici di poter ricordare e condividere quei momenti, tutti i momenti: le prove, i pasti in comune alla Gendarmerie, le gite nei dintorni, le serate di musica e di festa, la sera della commedia... e tutti sono impazienti di ritrovarsi ancora una volta insieme. L’ostacolo della lingua? Non esiste. La distanza? E’ un falso problema.
Quella sera, alla fine della commedia, di fronte a più di 700 persone tutte in piedi che applaudivano, e applaudivano... tutta la Compagnia ha incominciato a saltare e cantare quella filastrocca che ci ha accompagnato per tutto il gemellaggio, anche durante le cerimonie e le cene ufficiali: era un segno di appartenenza ad un gruppo unito e compatto, i “Piccoragi”, del quale tutti fanno parte, anche quelli che non salgono sul palco, anche quelli che lavorano solo dietro le quinte, anche quelli che stanno con noi - con tutti noi - solo per simpatia.
A tutti loro, a tutti voi, va quindi il mio “grazie” come Presidente del “Piccolo Teatro” e come attrice: il calore di questa grande famiglia di teatranti a volte un po’ folli, ma di grande cuore e coraggio, mi accompagna, mi conforta, mi emoziona e mi diverte. Sempre.

Chiara Mutton
Presidente del Piccolo Teatro Città di Sacile

© 2017 Piccolo Teatro Città di Sacile