Le sorprese del divorzio in dialetto al Festival Ninchi

TRIESTE Al Festival Ave Ninchi, dopo la spiritosa presenza degli Ex allievi del Toti con la versione triestina di “L’incidente” di Lunari, la mano passa al Piccolo Teatro Città di Sacile. Sulla scena un classico vaudeville di Bisson e Mars “Le sorprese del divorzio” (1888) che si sposta da Parigi alla laguna veneta acquistando sapori anche dal dialetto veneziano. La trama marcia su binari perfetti: nel primo atto Enrico Duval, sposato con la bella Diana ma esasperato da una suocera invadente, trova come unica soluzione il divorzio. Nel secondo è felicemente risposato ma suo suocero, vedovo, passa a seconde nozze e con chi mai? proprio con Diana e purtroppo si porta a casa, oltre alla sposa novella, anche la terribile madre di lei. Conclusione? Il povero Duval si ritrova adesso addirittura con due suocere da sopportare... È veramente troppo! Una soluzione però sarà possibile quando si farà avanti un amico di famiglia che è sempre stato segretamente innamorato di Diana (e lei altrettanto di lui). Nel terzo atto l’ingarbugliata vicenda si aggiusta come d’incanto fra le risate e il divertimento di tutti. Non ultimo il pubblico che affollava il Miela in ogni ordine di posti e ha tributato ai simpatici attori e al bravo regista e attore protagonista Flavio Rover entusiatici e meritatissimi applausi. Dopo la pausa natalizia il 9 e 10 gennaio il festival avrà la sua conclusione nella palestra comunale di Aurisina con due commedie: “Ugo xe qua” in bisiaco e “Ma quanti semo a zena?” in triestino.
Liliana Bamboschek, Il Piccolo

Scoppiettante ma raffinato "Vaudeville" in vernacolo

TRIESTE - Nulla può la Musa poetica contro i continui attacchi di una suocera. Lo sa bene il poeta Enrico Duval, protagonista di «Le sorprese del divorzio», portato in scena al Teatro Pellico, ospite dell’Armonia, dal Piccolo Teatro Città di Sacile. Lo spettacolo, diretto da Flavio Rover, si rivela, in particolare nel II e III atto, come uno scoppiettante e leggero, ma insieme anche raffinato, «vaudeville».
Scritto nel 1888 da Alexandre Bisson e Antony Mars, «Le sorprese del divorzio» esibisce ancora un meccanismo comico molto ben oliato. E lo spettacolo trova un valore aggiunto nell'adattamento, firmato da Flavio Rover e Chiara Mutton, che alterna nei dialoghi, con effetto simpatico, lingua italiana e dialetto veneziano.
La trama prende spunto da un tema classico, il pessimo rapporto tra genero e suocera, ma non è scontata la miccia che innesca il ritmo della pochade. Enrico ha sposato Diana, una fanciulla con «niente nella testa, niente nel cuore, leggera come un'uccellino, civetta come una gatta» che, in dote, ha portato pure una madre insopportabile e invadente. Esasperato dalle due donne, Enrico divorzia, si risposa con Gabriella, torna nella sua Venezia. Ma un brutto giorno scopre che il padre di Gabriella, tra tutte le donne del mondo, durante un viaggio ha appena portato all'altare proprio Diana, con immancabile madre al seguito più agguerrita che mai. Insomma, Enrico scopre che la sua ex moglie, adesso, è diventata sua suocera!
Sul palcoscenico ottima l’interpretazione di Flavio Rover, nei panni di Enrico. Ma non mancano di carattere anche altri personaggi, come il signor Dolfin (Rino Pezzato), la suocera (Patrizia Modolo), la zia (Elisabetta Basso) e Gabriella (Paola Taffarello). L'intero cast, completato da Federica Gasparotto, Daniele Poletto e Gino Santacatterina, sa difendersi dalle insidie del ritmo forsennato del vaudeville, e conquista numerosi applausi. Belle e curate nei particolari sono le scenografie di Edmondo Trivellone, Daniele Indrigo e Eustachio Racano.
Annalisa Perini, Il Piccolo

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