L'eredità della contessa

La commedia

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Il piccolo paese è in fermento: la Contessa Morosini è in visita alle proprietà di famiglia e tutti sono curiosi di conoscere questa donna appena rientrata dall’America dopo la morte del marito, unica erede della famiglia e delle sue fortune. Ma la Contessa ha in animo grandi progetti: rivela infatti al suo segretario di avere due nipoti, nati dallo sfortunato matrimonio del fratello (per questo diseredato dal padre e morto in disgrazia) con un’umile “filandina”. Felice e Silvia sono cresciuti lontani, senza conoscersi tra di loro e senza avere mai visto la zia, rimasta ben presto loro unica parente. Ora però la Contessa è decisa a passare il timone della famiglia a Felice, giovane sveglio e di belle speranze, che deve arrivare da Milano, dove ha compiuto con profitto i suoi studi. La nipote invece non riscuote la simpatia della Contessa, giacché è cresciuta in collegio, piena di grilli per la testa e con un carattere ben poco malleabile.I piani della Contessa però non tengono conto del destino: accade infatti che Felice incappi, per via, in una… “disavventura notturna” che coinvolge una signorina con un fratello parecchio rissoso, mentre Silvia è fuggita dal collegio per amore di Achille, veneziano di ottimi natali e pronto a sposarla.
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Una locanda sulla strada per il paese è il teatro di una strana riunione di famiglia, nella quale ognuno è ignaro dell’altro e pronto all’inganno (e al travestimento!) pur di perseguire i suoi scopi: qui il meccanismo del vaudeville rivela tutta la sua efficacia, con una serie di trovate e di colpi di scena che proseguono poi nella villa di famiglia secondo un copione che, ogniqualvolta pare vicino allo scioglimento, finisce invece per ingarbugliarsi ancora di più, per l’imprevedibile intervento di nuovi personaggi, scambi di ruoli e notizie inattese. Una trama quindi ricca e divertente, nella quale ognuno rischia di non essere sempre ciò che sembra e la soluzione, quando si crede a portata di mano, sfugge inesorabilmente. Ma dopo mille comiche peripezie, alla gaia compagnia non mancherà comunque la soddisfazione di un lieto fine.

Note di regia

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Una commedia fresca e piena di brio, una vicenda dove il ritmo indiavolato del vaudeville si sposa con la comicità immediata e popolare del mondo dialettale: tale è lo spirito di questa pièce che ha alle sue spalle una storia curiosa. In primis fu infatti proprio un vaudeville rappresentato a Napoli alla fine dell’Ottocento, con scarsi consensi, in verità, ma non tanto da non attirare l’attenzione del grande Eduardo Scarpetta, che abilmente lo riadattò facendone una commedia di grande successo (“Li nepute de lu sinneco”), costruita attorno al suo “mitico” personaggio di don Ciccio Sciosciammocca. Il Piccolo Teatro ha proseguito dunque nella felice intuizione di Scarpetta riprendendo il testo e trasformandolo nuovamente per farne una commedia di sapore veneto, ma senza rinunciare alle gustose possibilità espressive date dalla mescolanza di lingua e dialetto, come già sperimentato con ottimi risultati in altre recenti produzioni.
La trasposizione dalla campagna napoletana – non troppo distante dalla città, invero – all’entroterra veneto, con echi già veneziani, è di agile soluzione, mentre la resa dei personaggi e la loro riambientazione lascia spazio a qualche sorpresa: il ruolo di don Ciccio, capofamiglia “suo malgrado”, viene qui infatti affidato ad un personaggio femminile, la cui fortuna e prestigio sono dati non già dalla carica istituzionale, ma dalla storia familiare e da precisi legami con il territorio. Quest’ultimo del resto offre numerosi spunti alla storia, radicandone le vicende secondo studiati richiami alle tradizioni e alle caratteristiche locali (le grandi proprietà terriere, le fortune legate al lavoro delle filande, il paesaggio solare delle estati “in villa”).

Scheda tecnica

TIitolo

"L'eredità della contessa"
libero adattamento di Chiara Mutton e Flavio Rover tratto da un testo di Eduardo Scarpetta

Genere

Commedia brillante in lingua e dialetto veneziano in tre atti

Durata

2 ore circa (compresi due intervalli)

SIAE

Testo non tutelato

Palcoscenico dim. min.

larghezza mt 9
profondità mt 7
altezza mt 4
possibilmente: fissaggio scene con viti e chiodi sul pavimento; fondali e quinte nere

Potenza elettrica minima

12 kiloWatt (380 Volt trifase)

Allestimento

arrivo dei tecnici sul posto in mattinata;
la Compagnia è dotata di proprio impianto audio e luci; si prega di comunicare nominativo referente locale per accoglienza ed eventuali informazioni tecniche; per qualunque chiarimento tecnico e logistico si prega di contattare direttamente la Compagnia
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